PERCORSI ART: PADOVA - CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI


La cappella detta anche dell'Arena, per essere situata sul luogo dell'anfiteatro romano, fu eretta per volere di uno dei notabili della città: Enrico Scrovegni.

Nel febbraio del 1300 Scrovegni acquistò il terreno dell'anfiteatro con lo scopo di erigervi il proprio palazzo con l'annessa cappella e nel 1303 ebbe luogo l'inaugurazione.

L'attuazione degli affreschi può essere collocata nel periodo tra il 1303/1304. La decorazione pittorica delle pareti si svolge entro quattro zone sovrapposte e rappresenta:
1) Storie di Gioacchino e di Sant'Anna e Storie della Madonna, nel registro superiore.
2-3) Storie di Gesù, nei due registri centrali.
4) Figure allegoriche di Vizi e Virtù, nel registro inferiore.
5) Giudizio Universale, in un'unica grande scena sulla parete d'ingresso.

 

APPROFONDIMENTI

Fra tutti questi affreschi possiamo ricordare:

Nelle storie di Gioacchino e Sant'Anna: l'Annuncio a Sant'Anna In questa immagine vediamo Anna all'interno della sua casa in preghiera, che riceve l'annuncio della prossima maternità; sulla sinistra, in un vano attiguo, una donna è intenta a filare. Si può notare il carattere classico dell'architettura e la prospettiva molto precisa e nitida della casa. Questo affresco, che fa parte del ciclo delle Storie di Gioacchino, mostra un momento molto importante della storia cristiana; in questa scena , infatti, un angelo annuncia ad Anna la nascita della figlia Maria, madre futura di Cristo. cliccare per ingrandire


Nelle storie di Cristo: La Natività e l'Annuncio ai pastori
La composizione è proiettata verso il primo piano, eppure risulta chiaramente inserita nello spazio. Per la decorazione del mantello della Vergine sono stati impiegati lapislazzuli. Grande rilievo viene dato alle posizioni dei personaggi; tutti sono rivolti verso il bambino tranne Giuseppe, il quale è addormentato ai piedi della mangiatoia e spicca nell'immagine (rispetto alle altre figure) grazie ai colori sgargianti (perfettamente conservati) dei suoi abiti.

Il Compianto su Cristo morto:
Questo affresco si colloca tra quelli più famosi del ciclo per l'espressione di drammaticità che lo distingue. Il corpo di Cristo è circondato dai discepoli e dalle donne, chinate su di esso. Dal cielo scende una schiera di angeli. Come gli uomini sulla terra, anche gli angeli piangono, ed ognuno di essi è caratterizzato da una diversa espressione del volto, e una diversa posizione. I colori variano di figura in figura, ed è possibile notare il minuzioso lavoro di ricerca delle tinte e l'effetto realistico dato dalle ombre alle pieghe delle tuniche. Nel registro inferiore, al di sotto dei cicli, troviamo le allegorie dei Vizi e delle Virtù. Si ritiene che Giotto le abbia eseguite nella fase finale della decorazione della cappella. Ogni rappresentazione ha un simbolo caratteristico e, sotto ciascun affresco, dipinto in monocromia, si trova un'iscrizione in latino intesa a chiarire la ragione del simbolo prescelto. Attualmente si legge soltanto, sopra a ciascun riquadro, il nome latino del Vizio o della Virtù illustrati.



La Giustizia

Costituisce la figurazione centrale della parete, contrapposta all'Ingiustizia. Seduta su un gran trono gotico, regge nelle mani i due piatti di una bilancia, dove si trovano, a destra un angelo che incorona un saggio e, a sinistra, un altro angelo con la spada sguainata, in atto di colpire un malfattore. Nel fregio sottostante al trono appaiono scene di caccia, danze, cavalcate simboleggianti una civiltà dove la giustizia è rettamente ordinata e l'uomo può godersi in pace i piaceri della vita.



Sulla parete d'ingresso, sopra alla porta troviamo:

il Giudizio Universale
L'affresco segue le regole dell'iconografia tradizionale , in cui la grande figura di Cristo è posta al centro, all'interno di una mandorla circondata da angeli. Schiere angeliche a schiere sono dipinte in alto; ai lati gli apostoli; sotto, divise da una croce sorretta da angeli, le schiere dei santi e degli eletti; a destra i dannati e a sinistra i demoni. Nella parte inferiore, a destra, Enrico Scrovegni consegna alla Vergine la cappella stessa. L'opera è attribuibile in parte a Giotto, in parte alla sua bottega alla quale, secondo alcuni, il maestro avrebbe affidato gran parte dell'esecuzione dell'affresco.