PERCORSI ART 2001: Giotto

Giotto nacque, probabilmente nel 1267, a Colle, frazione di Vespignano presso Vicchio del Mugello, secondo la tradizione, da famiglia contadina. Egli sarebbe stato "scoperto" da Cimabue mentre disegnava su di un sasso le pecore del suo gregge.

È probabile che la famiglia, trasferitasi in città, abbia posto il figlio a bottega presso qualche maestro del capoluogo, forse lo stesso Cimabue, al suo seguito Giotto poté visitare per la prima volta Roma (1280 circa) ed Assisi.

Dopo non molti anni, lasciò la bottega del maestro e nel 1290, ad Assisi, dipinse le Storie di Isacco, che rappresentano il suo più antico intervento nella città.

Verso il 1287, Giotto aveva sposato Ciuta di Lapo del Pela dalla quale avrà quattro figli (di cui uno, Francesco, pittore di scarsa fama) e quattro figlie. Gli ultimi anni del secolo li divise tra Assisi e Roma, sorvegliando rispettivamente il progredire delle decorazioni della Chiesa superiore di San Francesco e del ciclo della Basilica di San Giovanni in Laterano.

Passati i trent'anni, Giotto è oramai un maestro affermato, che dispone di una bottega ed ha già raggiunto una certa prosperità economica. Egli, infatti, primo fra i pittori toscani, viene chiamato a lavorare nell'Italia settentrionale; dove, tra il 1304 ed il 1306 affresca a Padova la Cappella privata degli Scrovegni.

Nel 1311 l'artista ritorna a Firenze e la sua presenza nella città è documentata fino al 1327, anno in cui si iscrisse all'Arte dei Medici e degli Speziali. Durante questo periodo egli ha certamente già portato a termine i dipinti delle Cappelle Peruzzi e Bardi nella Chiesa di Santa Croce.

Nel 1328 i documenti attestano un'attività di Giotto a Napoli ai servizi del re Roberto d'Angiò, della quale non ci è pervenuto niente. A Napoli l'artista rimase fino al 12 aprile 1334, quando fu nominato capomastro dell'Opera del Duomo di Firenze. Iniziò subito i lavori per il Campanile, ma morì l'8 gennaio 1337, quando essi non erano giunti che al primo piano.

APPROFONDIMENTI

Quando Giotto nasceva, l'Italia centrale conosceva già artisti del calibro di Nicola e Giovanni Pisano, i quali con le loro opere, ispirate ai modelli del gotico francese, si erano allontanati totalmente dall'arte romanica diffusa in Toscana.

Sull'esempio degli scultori non mancarono di rinnovarsi anche alcuni pittori, ad esempio, a Firenze, Cimabue.

Solo con Giotto, però, avviene un rinnovamento radicale della concezione della pittura che annuncia una cultura nuova, non più incentrata sulla rigida ripetizione degli schemi posti al di sopra di ogni emozione umana tipica dell'arte bizantina, e non più incline al simbolismo della decorazione medievale.

Nella pittura sono dimenticati i valori aristocratici dell'arte, la rappresentazione del cattolicesimo espresso nella raffigurazione delle sue gerarchie.

I personaggi dipinti da Giotto sono profondamente realistici e, questo realismo è la prova di una riscoperta del mondo fisico, che esiste di per sé, e non più in quanto simbolo.

Gli atteggiamenti e i volti che animano gli affreschi dell'artista sono sì ritratti, estremamente lontani dai profili statici e impersonali della tradizione figurativa bizantina e di massima parte di quella romanica, ma ritratti privi di ogni particolare caratterizzante e somiglianti tra di loro, che hanno la precisa funzione espressiva tendente a far emergere il contenuto altamente drammatico delle scene.