Non ancora sfiorata
dal turismo di massa che ha
invaso altri lidi isolani, la Sicilia Occidentale -che comprende le
province di Palermo e Trapani- è ideale da esplorare in
bicicletta anche d’inverno (i mandorli fioriscono a gennaio-febbraio).
Territorio senza troppe asperità, conserva molti luoghi dal
fascino antico, strade tranquille e lunghi tratti di costa ancora
selvaggia con spiagge libere, nascoste tra canneti e giardini.
Affacciata
sul mare in un ambiente tra i più suggestivi
dell’intera Sicilia, vede l’inizio del nostro viaggio a pedali
l’affascinante Selinunte, città fondata dai Greci in magnifica
posizione. E’ l’area archeologica più grande d’Europa, che si
visita con guide qualificate.
Allontanandoci da
Selinunte con il ricordo ancora nitido dei maestosi
templi capiamo come essi furono costruiti pedalando sull’antica
strada delle cave di Cusa, suggestiva fonte del materiale da
costruzione in cui si vedono ancora i grandi cilindri di roccia usati
per le colonne. Raggiungiamo poi la chiesa di Santa Trinità di
Delia, gioiello di architettura arabo-normanna immerso nel verde di uno
splendido giardino. Una piacevole pedalata nella campagna intensamente
coltivata ci porta fino a Mazara del Vallo.
Il secondo giorno,
dopo la visita della cittadina, importante porto
peschereccio posto alla foce del fiume Màzaro, pedaliamo tra
candide saline scintillanti, mulini a vento e barche ormeggiate di
fronte alle isole dello Stagnone. Andiamo in barca all’incantevole
Mozia, l’isola che fu collegata dai Fenici alla terraferma con una
strada subacquea visibile ancora oggi. E’ proprietà della
Fondazione Whitaker –gentiluomo inglese rampollo di una famiglia che
commerciò il celebre vino Marsala, grande appassionato di
archeologia.
Marsala –la terza
tappa- ci viene incontro, bianca e gialla, allungata
sul capo Boeo, che vide l’approdo dei Mille di Garibaldi. Sul lungomare
si affaccia il Museo famoso per la nave da guerra punica, affondata dai
Romani nella battaglia navale che segnò la prima guerra contro
Cartagine. Pedalando senza fretta lungo la costa sembra di poter
toccare con un dito le isole Egadi: Favignana, Levanzo e Marettimo, ma
anche Erice, affascinante rocca medievale a 800 metri sul livello del
mare (si raggiunge da Trapani con una panoramicissima funivia). Fondata
dagli Elimi, discendenti dei Troiani, Erice è ricca di viuzze
acciottolate e di minuscoli giardini; ospita ogni anno convegni
scientifici di rilevanza mondiale. Il panorama che si gode dal
castello, edificato nel XII secolo sui resti del famoso tempio di
Venere abbraccia a 360° Trapani, il mare e la campagna sottostante.
Un giorno intero
è dedicato alla Riserva naturale dello Zingaro,
situata sulla costa tirrenica tra Capo San Vito e Scopello, borgo a una
decina di chilometri da Castellamare del Golfo. Le calette e le spiagge
di questo paradiso naturale (percorribile rigorosamente solo a piedi)
sono bellissime. Ciliegina sulla torta del viaggio è Segesta,
con il suo tempio greco del 424 a.C. che ci appare all’improvviso
mentre pedaliamo nel paesaggio agreste delle dolci colline fiorite;
poco più in alto sorge il teatro di epoca ellenistica, su un
colle da cui si gode un panorama stupendo.
L’ultimo giorno un
breve percorso lungo una linea ferroviaria dismessa
ci porta a Monreale, sede straordinaria di capolavori architettonici
dell’età normanna. La cittadina costruita su uno sperone di
roccia che domina la Conca d’Oro è l’involucro barocco di uno
dei gioielli più rari del patrimonio artistico italiano: il
Duomo normanno “Bibbia di mosaici dorati”, con il suo chiostro
benedettino.
Il giro si conclude
a Palermo, distesa tra il mare e la corona di
monti, fascinosa capitale dei re Normanni, oggi sede della Regione
Autonoma e importante porto mediterraneo.
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Daniela
Radici
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