PERCORSI BIKE: Ciclovacanza a tappe in Umbria




L’Umbria è in buona parte fatta di monti e colline, infinite ondulazioni si stendono a perdita d’occhio chiudendo dolcemente i grandi solchi vallivi: la Valle Umbra, la media valle del Tevere, la valle del Paglia.  Il celebrato paesaggio delle viti e degli ulivi, delle piantagioni di tabacco, dei campi ordinati ravvivati dalle macchie gialle dei girasoli fa da sfondo ad un patrimonio storico-artistico inestimabile, ad una serie di piccole e grandi città dalle origini antiche, a borghi medievali, torri e castelli.   Si pedala nella natura, ma anche nell’arte, nell’architettura, nella storia.
Tra i luminosi colli di Perugia si incastona il limpido bacino del lago Trasimeno, da cui incomincia il nostro viaggio in bici alla scoperta del “cuore verde d’Italia”.

Dalla stazione ferroviaria di Terontola seguiamo le indicazioni per Cortoreggio e ci immettiamo sulla strada statale 75 bis svoltando a destra in direzione di Tuoro. La strada (a scarso traffico) corre sul fianco di una collina ed alterna tratti in facile salita ad altri in discesa e pianeggianti, tra boschi ed uliveti, con scorci panoramici sul Trasimeno.
Passignano ci accoglie con la sua spiaggia e il bel lungolago attrezzato. Dopo una decina di chilometri sulla strada rivierasca, Monte del Lago è un delizioso piccolo borgo su un poggio ombroso. Proseguiamo verso Magione e Capocavallo, in un’alternanza di brevi rampe ripide e tratti meno faticosi, fino alla impegnativa salita di circa cinque chilometri che ci porta a Perugia.

La forma urbana a trifoglio, che deriva dal nucleo della città etrusco-romana e dai borghi cresciuti sui crinali di tre piccole valli, racchiude una concentrazione di tesori artistici, il cui fulcro è piazza IV Novembre: al centro la Fontana Maggiore, simbolo della città, intorno la Cattedrale, il palazzo dei Priori, la loggia di Braccio Fortebraccio.
Lasciamo Perugia con la gustosa discesa della via Assisana; a fondovalle incontriamo l’Ipogeo dei Volumni, grandiosa tomba etrusca. Attraversiamo il Tevere sul bel ponte medievale di Valleceppi e saliamo a S.Egidio.
Continuiamo a pedalare su una strada di crinale, su stradine interpoderali e anche su qualche tratto di strada provinciale trafficata; dopo Tordibetto ad un’ampia curva in salita siamo al cospetto del poderoso bastione della Basilica inferiore di San Francesco d’Assisi, costruita a partire dal 1228, dopo la morte del Santo.  Interamente affrescata da maestri diversi, da Cimabue a Lorenzetti, da Simone Martini a Giotto, ospita nella cripta la tomba del Patrono d’Italia.
Nell’interno della chiesa superiore è visibile la ferita del terremoto e la suggestione dello spazio luminoso si colora di malinconia, ma il ciclo pittorico è talmente spettacolare da lasciare senza fiato: i 28 riquadri che narrano le storie di San Francesco sono l’avvio all’arte “moderna” oltre Bisanzio.

Il fascino di Assisi, del suo centro storico, della piazza del Comune, dei borghi e dei luoghi francescani inviterebbe ad una settimana “assisana”, ma le nostre due ruote ci aspettano per condurci lungo una stradetta che si mantiene sul fianco del Monte Subasio seguendo la curva di livello.  Corriamo verso Spello con leggeri saliscendi, immersi nel mare argenteo degli olivi interrotti da bei muretti a secco, con magnifica vista sulla Valle Umbra.  Entriamo in Spello da Porta Poeta e attraversiamo (bici alla mano) tutto il bel centro storico fino alla piazza di Santa Maria Maggiore, la chiesa romanica che racchiude un pavimento in maiolica Deruta e la cappella Baglioni, sontuosamente affrescata da Pinturicchio nel 1501.
Lasciamo Spello per scendere verso Fiamegna; attraversiamo la piana percorsa dal fiume Topino e raggiungiamo Bevagna, cittadina ai piedi di verdi colline, chiusa da mura. La perfetta scenografia della piazza medievale intatta e la fontana di acqua fresca accolgono gruppi di turisti in bicicletta.

Da Bevagna a Spoleto pedaliamo sul collegamento alternativo parallelo alla via Flaminia nuova, parte di un progetto di pista ciclabile dedicata che corre lungo gli argini del Clitumno, del Teverone e del Marroggia.  Pedalando immersi nella campagna tra filari di pioppi, scorgiamo sulla sinistra, arroccati sulle colline preappeniniche, il borgo di Trevi e il castello di Pissignano.
Dobbiamo percorrere un brevissimo tratto di statale per raggiungere le fonti del Clitumno: le acque limpide e fresche che sgorgano dalla roccia formano un laghetto circondato da un’oasi verde, un luogo idilliaco disturbato purtroppo dal traffico della Flaminia che passa vicinissima.
Torniamo poi sull’argine del Marroggia, incrociamo una grande strada che conduce da una parte alla frazione S.Giacomo (castello di pianura con torri colombaie) e dall’altra a Protte (anch’esso sorto come castello); ormai manca una manciata di chilometri a Spoleto e già scorgiamo il bel panorama dei contrafforti collinari che fanno da cornice alla città.
Superati il bivio per Acquasparta e la stazione ferroviaria, attraversiamo il ponte Sanguinario per raggiungere il centro storico, ricco di monumenti e di ambienti che trasudano storia e cultura e che ogni estate diventano cornice del “Festival dei due mondi”.  Sovrasta la città la maestosa mole della Rocca Albornoz, cui garantiva l’approvvigionamento idrico l’acquedotto, ciclopico ponte a dieci arcate gettato sulla gola del Tessino (è percorribile a piedi).

Dopo Spoleto, la prossima tappa è riservata ai ciclisti più allenati: venti chilometri di salita sulla statale 418 – per fortuna, poco trafficata – conducono ad Acquasparta, piccolo centro termale che guarda da un poggio la valle Tiberina, noto già in epoca romana per le salutari acque carbonato-calciche.
Altri venti chilometri di più tranquilli saliscendi e ci appare, tra il verde e l’azzurro, il profilo di Todi con i suoi campanili e tetti antichi, frammento di medioevo umbro.  In città infatti l’impronta dominante è ancora quella del secolo XII, il periodo aureo del Comune, in cui fu edificata l’ultima cerchia delle mura che racchiude le precedenti etrusche e romane.   Entriamo da Porta Romana e salendo lungo le strette viuzze ai lati delle quali si allineano case medievali raggiungiamo Piazza del Popolo, definita dalle facciate monumentali del Duomo preceduto da ampia scalinata, dei Palazzi gotici dei Priori, del Podestà e del Capitano del Popolo.

L’ultima tappa, da Todi ad Orvieto, è un viaggio nel tempo oltre che nello spazio: si percorre una strada importante, che prima della costruzione di superstrade di fondovalle era “la via del mare” verso la Maremma e il Tirreno. Oggi è il regno dei ciclisti: si arrampica sui colli del Tuderte con continue curve, poi sbuca su un altopiano per tuffarsi verso la piana Orvietana, lasciando all’orizzonte il Monte Peglia incoronato di antenne e regalando squarci d’azzurro verso il lago di Corbara. Tanta campagna ben coltivata, qualche boschetto, panorami stupendi e una gemma di pietra: Prodo, con il suo castello del 1400.
Arrivati ad Orvieto Scalo, possiamo salire ad Orvieto, alta sulla rupe di tufo biondo, con la funicolare (che trasporta le biciclette) e ci troviamo nei giardini della Rocca, non lontano dal Pozzo di San Patrizio, ardita struttura ipogea di Antonio da Sangallo.  Saliamo da via Postierla verso il Duomo: l’incanto della facciata splendente di marmi policromi, sculture e mosaici illuminata dalla luce violetta del tramonto ci lascia senza fiato!
Per informazioni: Art & bike, tel 035 230535

Daniela Radici